|
|
Intervista di Claudio Baglioni
|
|
|
||
|
Spero che troviamo i mezzi affinché questa iniziativa non rimanga isolata |
||
| Claudio Baglioni parla con In-nazzjon sulla sua carriera musicale, sul problema dell’immigrazione clandestina e sul concerto Ciao ‘Scià, che si terrà domani al Valletta Waterfront. | ||
|
Seguo la musica del cantautore romano Claudio Baglioni praticamente dalla mia infanzia, quando sulla radio cominciarono a trasmettere spesso la canzone Questo Piccolo Grande Amore. Questo dopo che il cantante accetta di reinciderla cosicché la parola nudi diventa soli. Erano altri tempi! Son passati anni, il mondo ha visto grandi cambiamenti, incluso nel settore discografico, ma Baglioni ha continuato ancora a sfornare un successo dopo l’altro. Ho continuato a seguire il suo viaggio musicale fino ad oggi... e non è per caso che mio figlio di quattro anni si chiami proprio Claudio! Oggi a Baglioni non gli è rimasto un capello scuro, ma gli è rimasta molta energia, non solo per altre canzoni ed altri concerti, ma anche per nuovi progetti come questo di domani, con lo scopo di attirare l’attenzione della gente di potere riguardo il fenomeno dell’immigrazione illegale ed i problemi ad essa associati. Non era facile l’appuntamento per incontrarlo, ma con l’aiuto del management italiano che l’accompagna a Malta, particolarmente il signor Giuseppe Cesaro, gli ho parlato per poco più di mezz’ora a Dar il-Mediterran, dove in questi ultimi giorni si stavano tenendo le prove per il concerto di domani. Era immensamente gentile e mi ha parlato con la calma caratteristica sua, con parole ben pensate e profonde e non solo di uno dei migliori cantautori italiani di questi ultimi 40 anni, ma anche come uomo di pensiero che non rimane passivo davanti a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui ed agisce con i suoi mezzi, la penna, la voce, gli strumenti musicali...... |
||
|
La tua carriera musicale è esplosa con la canzone leggendaria Questo Piccolo Grande Amore... da quel giorno sono passati più di 35 anni... e Claudio Baglioni ancora fa degli album e riempie piazze e stadi, ovunque dà concerti... come spieghi questa cosa? |
||
|
Infatti anche per me è qualcosa di grande come in ogni concerto scopro che molta gente viene regolarmente dove sto cantando io... ed insieme a loro aumentano ancora gli ammiratori cosicché scopro nuove generazioni a cantare, che battono le mani, ballano, ed esprimono le loro emozioni durante i concerti live... non so esattamente quale sia la formula, penso sia il fatto che la musica è una storia grande e lunga ed è capace di fare incontrare insieme tanta gente in modo piacevole. Può essere anche il fatto che io abbia iniziato dal niente, quand’ero tanto giovane ed ho costruito il mio percorso musicale pian piano. All’inizio si ha il desiderio di diventare grandi, di diventare qualcuno e non rimanere il ragazzo di periferia, un ragazzo che viene da una famiglia normalissima. Oggi per me la musica è diventata passione, non solo dischi e le loro parole, ma anche progetti come questo per il quale mi trovo qui adesso. Progetti che comunicano con il cuore della gente. Insomma per me è una fortuna. L’ho detto tante volte che mi sento una persona privilegiata in tutto ciò che ho passato. |
||
|
Personalmente ci sono altre tue canzoni che preferisco da Questo Piccolo Grande Amore... particolarmente quelle raccolte negli album Strada Facendo e La Vita è Adesso, canzoni come Le Ragazze dell’Est, I Vecchi, Uomini Persi, Notte di Note... ma rimane il fatto che questa canzone è rimasta nel cuore del pubblico italiano... ed anche di quello maltese direi... cosa rappresenta per te questa canzone? |
||
|
Significa tanto per me questa canzone perché devo a lei il primo scalino della mia popolarità ed è anche una canzone che ha avuto la fortuna di essere amata da tanta gente, forse per il suo contenuto, le parole, il ritornello. Quand’è uscita aveva un linguaggio diverso, un suono particolare che è stato ben accolto dal pubblico. Col passare del tempo è rimasta in cima alla lista delle canzoni preferite dal pubblico italiano, ed era anche descritta come “la canzone del secolo”. Non so, è un fenomeno, esistono che piacciono ma ugualmente hanno vita breve, e poi ci sono canzoni che non invecchiano e muoiono mai, anzi trasmettono tante e tante emozioni forti a molta gente in posti diversi del mondo. |
||
|
Cosa t’ispira quando scrivi le parole, spesso così poetiche, delle tue canzoni? |
||
|
Tutto ciò che osservo intorno a me. Dicono che noi artisti abbiamo le antenne, che ci permettono di riuscire un po’ meglio di altre persone con lavori diverse, per vedere ciò che è invisibile o meno visibile agli occhi degli altri. In questo senso ci puoi descrivere come “ladri”, riuscendo a rubare sensazioni, emozioni, storie degli altri, oppure raccontiamo le nostre storie che riescono ad attirare l’attenzione del pubblico e molto spesso si associano a loro. |
||
|
Quando non stai scrivendo canzoni o cantare, cosa ami di più fare? |
||
|
Col tempo la musica è arrivata ad occupare praticamente tutto il tempo della mia vita, nel senso che tutto quello che faccio si può dire che ha a che fare con il lavoro, con la mia professione. Nel resto amo trovare momenti di silenzio, dato che sento molti rumori per giornate intere... che un po’ di silenzio lo apprezzo forse più di qualcun’altro. Poi amo molto il mare, l’idea che il mare è un grande universo da scoprire sempre di più. Mi affascina specialmente stare in silenzio in compagnia del mare davanti alla sua immensità. |
||
|
Com’è iniziato il tuo interesse nel problema dell’immigrazione clandestina ecom’è nato il pensiero della fondazione O‘Scià? |
||
|
La parola o ‘scia nel dialetto siracusano significa “mio respiro” che si usa in modo intimo per indirizzare la persona al quale vuoi bene per augurarle rispetto ed amore. Tutto è iniziato con l’osservare questo fenomeno di questi viaggi degli immigrati clandestini, i viaggi disperati di tanta gente che nei tempi moderni di oggi ancora vivono situazioni drammatiche. Io penso che noi non possiamo continuare a fare finta di niente. |
||
|
Certamente non c’è una situazione facile a questo problema... |
||
|
Assolutamente... ma come cittadini del mondo non possiamo cedere nei nostri tentativi per affrontare e qualche volta risolvere il problema di questa gente. Dobbiamo anche promuovere l’idea di vivere con l’arte degli incontri. Che persone con idee, fede, e culture diverse s’incontrino e vivano insieme, cosicché s’arricchisce la nostra vita. Il mondo complesso nel quale viviamo ha bisogno di più integrazione. Se guardiamo in fondo ci rendiamo conto di essere figli di tante storie, tante civiltà, di tanti giganti che ci hanno preceduto e non possiamo chiuderci adesso, proprio quanto stiamo tanto parlando di globalizzazione. |
||
|
La fondazione O ‘Scià ha fatto anche nascere il concerto di Lampedusa... |
||
|
Sì, abbiamo cominciato ad organizzare questo concerto quattro anni fa e fino ad ora hanno partecipato più di 150 artisti che son sbarcati con noi e d’insieme abbiamo diviso gli stessi pensieri per mezzo della musica e della buona volontà. Adesso siamo venuti a Malta per la prima volta ed il concerto lo chiameremo “Ciao O ‘Scià” perché è anche un saluto alla vostra isola che è il primo paese che ospita questo concerto dopo l’isola di Lampedusa. |
||
|
Com’è iniziata e come si è sviluppata l’idea Malta? |
||
|
Volevamo venire qui perché malta è geograficamente e politicamente interessata in questo fenomeno e come altri paesi europei deve affrontare il problema dell’immigrazione clandestina. Abbiamo trovato grande cooperazione e disponibilità dalle autorità maltesi, i rispettivi governi dei due paesi hanno collaborato insieme perché l’idea riuscisse, ed oggi mi trovo qui assieme a due veterani della musica italiana, Gianni Morandi e Riccardo Cocciante, che se conti quasi 40 anni di musica ciascuno riempiamo un bagaglio di 120 anni di esperienza nel settore musicale. Poi ci saranno anche insieme a noi 3 cantanti importanti maltesi, Fabrizio Frizzi e, spero che ci arrivi, anche Giorgio Panariello. Poi chissà, forse anche qualche sorpresa. |
||
|
...e dopo Malta, la Libia? |
||
|
Sì, siamo quasi alla fine della conferma anche con la Libia, il paese dal quale prendono origine molti di questi viaggi clandestini. Stiamo cercando le date e gli artisti che son disposti a prenderne parte. Probabilmente lo faremo verso la fine di quest’anno o nei primi mesi dell’anno prossimo. |
||
|
Ti danno soddisfazione concerti di questo tipo? |
||
|
Sì molto. Questa manifestazione, che è iniziata pian piano con pochi mezzi, su una baia dell’isola di Lampedusa, era ed è ancora una bellissima esperienza perché oggi, nonostante l’avvenimento sia diventato più grande, non ha perso la sua caratteristica iniziale della semplicità, nonostante questo concerto è noto in ogni parte del mondo, non soltanto in Europa. |
||
|
Qual è generalmente il responso dei cantanti che inviti per questa occasione? |
||
|
Quasi tutti accettano l’invito con entusiasmo, ed alcuni di loro anche con grandi sacrifici per il fatto che sitrovano in mezzo ai loro tour ed ogni tanto devono viaggiare a lungo per arrivare a Lampedusa. |
||
|
Se non mi sbaglio questa è la prima volta che tu canti con Morandi e Cocciante insieme? |
||
|
Sì è così, è la prima volta. Ho cantato con loro individualmente nelle edizioni passate di O ‘Scià, ma con loro due insieme la prima esperienza sarà il concerto di Malta. |
||
|
Lo scorso settembre hai anche cantato al Parlamento Europeo ed hai accennato il problema dell’immigrazione clandestina. Cos’era la scopo di quel concerto e qual era la tua esperienza in quell’occasione? |
||
|
Era un’esperienza positiva, anche perché ne seguiva una discussione riguardo al problema. Io ho fatto ben chiaro che noi artisti non sostituiamo i politici e nemmeno le istituzioni, ma dobbiamo fare anche la nostra parte in un mondo perfetto l’ideale sarebbe che un giorno tutti possano viaggiare senza confini ed ognuno porta con sè l’esperienza della vita verso un altro paese senza il bisogno di mettere sè stesso a rischio di queste tragedie, oltre al fatto dello sfruttamento di questa gente. |
||
|
Il problema rimane che isole piccole come Lampedusa e Malta dovranno affrontare questi viaggi che adesso sono diventati regolari... |
||
|
Le soluzioni sono immensamente complicate. Particolarmente Malta, con un territorio così piccolo ha un grande problema ed è difficile risolverlo facilmente. Ha bisogno della protezione di un padre assai più grande di lei. Malta dovrebbe godere del vantaggio dell’Unione Europea non solo economicamente ma anche politicamente, socialmente e moralmente. Per questo siamo europei, non semplicemente per avere un’unica moneta, ma con un senso molto più grande di questo. Deve fermenteare l’idea di un padre che prende dei suoi piccoli e gli tende la mano nei momenti di bisogno. Con la speranza che un giorno questo padre non sarà solamente l’Europa ma il mondo intero. Noi, dal canto nostro, rimaniamo lì, accendiamo la luce dove possiamo, dove vediamo il buio, con la nostra musica e cantando sul palco davanti alla folla di gente. Dobbiamo continuare a fare ciò che sappiamo fare e dare il nostro meglio per aumentare la necessità del sapere, di più solidarietà, e per raccontare a quelli davanti a noi che noi siamo lì non solo come artisti ma anche come cittadini del mondo. |
||
|
Ma cosa può fare realmente la musica davanti ad un problema così grande? |
||
|
La musica da sola, come ogni altra cosa da sola, non può arrivare dove vorrebbe. Magari avessimo i mezzi per curare questa ferita! Ma non ce l’abbiamo. Quello che facciamo noi è che raduniamo la folla di gente e con la nostra musica superiamo i confini di lingue ed ideologie e con la nostra presenza sul palco e la folla davanti a noi facciamo pressione per dare il nostro piccolo aiuto per una causa molto più grande di noi e proprio perché è più grande dobbiamo stare più insieme, spingere insieme, cosicché i leader ed i politici di tutti i paesi pensino con più impegno e serietà per trovare soluzioni. |
||
|
Hai mai considerato la possibilità di una carriera politica? |
||
|
No. Perché la politica è un’arte molto importante, è difficile farla bene e richiede molto tempo ed impegno. Io ho trovato la mia politica nella musica, dove faccio incontrare la gente. Dall’altro canto la politica divide. Io non potrei mai esserci, preferisco continuare a fare ciò che faccio. |
||
|
Questa non è la tua prima occasione a Malta... hai avuto un concerto stupendo a Dar il-Mediterran nel 2005 e poco prima anche un concerto privato in un hotel. Quali sono le tue impressioni sulla nostra isola? |
||
|
Malta è letteratura, nel senso che è così ricca di storia che la descrvo come un grande sogno, un grande mistero. Con tante forti caratteristiche in quello che è storia e cultura, a Malta la potrei descrivere come la capitale del mondo. È una grande attrazione e spero che più gente la scopra e la visiti. Io alcune volte ho avuto in mente di venire ma gli impegni me lo impedivano, ma poi in poco tempo sono venuto alcune volte, negli ultimi tempi ero qui anche per scegliere il luogo del concerto, che è un posto meraviglioso. |
||
|
Quali sono le possibilità che il concerto a Malta diventi un’attività annuale come quello di Lampedusa? |
||
|
Lo desideriamo tanto. Ma dipende dai mezzi per poterlo fare. Vorrei prendere l’occasione per ringraziare i ministri Francis Zammit Dimech e Tonio Borg ed anche i miei collaboratori che sono qui da alcuni giorni per accertare che l’attività sia organizzata come si deve. Mi auguro che questo sia il desidero di tutti e spero che insieme troveremo i mezzi perché questa iniziativa non sia unica ed isolata. Non è facile perché il concerto non è a pagamento ma ugualmente ha le sue spese, che non sono poche. |
||
|
Il tuo messaggio ai maltesi riguardo l’immigrazione clandestina ed a quelli che parteciperanno al questo concerto? |
||
|
Spero col cuore che in questo problema i maltesi non si sentano soli e chiedano di avere garanzie ed aiuti da paesi più grandi che devono guardarvi come loro prossimo con più rispetto e con un grande senso di altruismo e solidarietà. Stiamo vivendo in un tempo dove le cose stan cambiando, sono finite le ideologie, ma rimane il fatto che il mondo è ancora un intero continente, come lo è il continente africano ed altri paesi dove stanno accadendo cose terribili e dove ci sono ancora tante malattie, guerre e povertà. Dobbiamo cercare ancora di diventare grandi insieme, di guardare verso questi problemi e di cercare ancora e chiederci ancora se possiamo fare qualcosa in più di quello che stiamo facendo per aiutare questo continente. A quelli che saranno al Waterfront con noi auguro di divertirsi al nostro bel concerto che stiamo preparando. Sarà una festa di musica, sì, ma spero anche che avremo momenti di riflessione. Dobbiamo stare insieme, rimanere insieme cosicché in futuro affronteremo questo problema con più impegno e più forza. |
||
|
|
|
|