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OLTRE

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DAGLI IL VIA

L’uomo che corre l’ora del gallo
polmoni che gonfiano le costole di un’aria di metallo
E gomiti di treno sarà più mulo o cavallo
i piedi si spaccano di collera martelli sul terreno

Lasciai per sempre a questo braccio destro
un portafortuna d’acqua incandescente
feci l’amore il primo con una
senza guardarla mai né dire niente
Vidi il diavolo più volte in faccia
misi i guantoni e scaricai giù botte
guidai fischiando sulle gomme a caccia
del mio brigante di strada bianco nella notte
Dagli il via falla scorrere la pazzia
dentro me che mi grida o la corsa o la vita

Dagli il via dagli libertà
dove fugge e va dove non fu mai
dagli il via a quest’uomo che va

L’uomo in cerca del suo destino
polpacci si tendono più solidi di ruote di mulino
E grandine di cuori in un diluvio assassino
ricade giù e srotola le vertebre cingoli di trattore

Mi ubriacai di una città polacca
e vodka e vento e non sarei tornato
rubai e costò una mano e uno spavento
Bruciai una macchina e il mio passato
fui tra luoghi santi e spogliarelli
Portai un jet nei corridoi dei cieli
sorpresi donne a sciolgiersi i capelli
come poterne sapere odori e gli altri peli

Dagli il via fagli prendere la sua scia
che non c’è solitudine quando si è soli
Dagli il via dagli libertà che non sia mai più qua
dove fugge e va dove non fu mai
dagli il via a quest’uomo che sa l’amore
e ama meno che sa il dolore che si dà
pioggia e veleno e sempre va e ci muore

Dagli il via dagli libertà che non sia mai più qua
Dagli il via dagli libertà che non sia mai più qua
Dagli il via dagli libertà a quest’uomo che va

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IO DAL MARE

Saranno stati scogli di carbone dolce dentro il ferro liquefatto
di una luna che squagliò un suo quarto come un brivido mulatto
O un bianco volar via di cuori pescatori acqua secca di un bel cielo astratto
Chissà se c’erano satelliti o comete in un’alba senza rughe
larghe nuvole di muffa e olio appaiate come acciughe
O una vertigine di spiccioli di pesci nella luce nera di lattughe………

E io………..….dal mare venni e amare mi stremò
perché infiammare il mare non si può

Aveva forse nervi e fruste di uragani scure anime profonde
tra le vertebre di vetro e schiuma urla di leoni le onde
O tende di merletto chiuse su farine corpi caldi di sirene bionde
Forse era morto senza vento nei polmoni graffio di cemento bruno
barche e stelle insonni a ramazzare nelle stanze di Nettuno
O turbini di sabbia fra le dune calve sulle orme perse da qualcuno

E io……..…..dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
Perché calmare il mare non si può   i miei si amarono laggiù
in un agosto e un altro sole si annegò lingue di fuoco e uva fragole
quando il giorno cammina ancora sulle tegole del cielo
e sembra non sedersi mai

E innanzi al mare ad ansimare sto
perché domare il mare non si può e come pietra annerirò
a consumare a catramare a tracimare a fiumare a schiumare a chiamare
quel mare che fu madre e che non so

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NASO DI FALCO


Fu il sogno di volare solitario là dove soltanto il falco va
ma era ancora un pulcino bagnato
che cerca di tornare nel guscio appena nato
E di quel falco cacciatore di stelle pur non avendo le ali mai
gli venne il naso e gambe a guadagnare un ramo sospeso
e gli occhi andavano lontano e senza peso

Perché crescono i capelli come l’erba sopra le campagne
e se i pesci ed i coralli hanno mai veduto le montagne
Chi colora le farfalle e se stanno le isole a galla
Perché il cielo è così azzurro quando l’aria è trasparente e non si tocca
Se le stelle fanno un carro se la luna ha veramente occhi naso e bocca
E se l’infinito esiste non è anche dentro me

Naso di falco a becco in su sull’albero più alto guarda laggiù

Chi ha ingannato il cielo a Ustica
Chi ha imbiancato Medellin
Chi ha negato già Timisoara
mille aghi nella mente e niente mai risposte

Se ci fossero due soli che così sarebbe sempre giorno
Perché pure gli animali non si fanno un fuoco e stanno intorno
E l’acqua non si può tagliare e se è maschio o femmina il mare
Se si può scavare un pozzo fino al centro della terra e che si trova
e il mio cuore da ragazzo perché batte e se mai batterà una guerra nuova

Naso di falco a becco in su e il tempo è freccia e arco e soldato blu

Chi ha insozzato il vento a Chernobyl
Chi ha assetato Napoli
Chi ha schiacciato i cuori all’Heysel
mille aghi nella mente e niente mai risposte

Naso di falco                              si è fatto grande il piccolo guerriero
a becco in su                              legni inarcati non ci son più
e il tempo è freccia e arco       da cavalcare sul sentiero del sole
e non torna più                           e del serpente contadino
Cuore d’assalto                          fu il sogno di volare solitario
a becco in su                              là dove c’è solo verità
di un albero più alto                   incerto come uomo che si è perduto
di tutto blu                                  e cerca di tornare indietro
Per salire lassù                           dove un sogno è ancora libero
per salire più su                          l’aria non è cenere
per salire più su                          la mia casa è sopra un albero
per salire più su                          nelle strade ci si perde in cielo e in mare no
Per risalire lassù                          dove il sogno è ancora libero    
Di salire lassù……………..
                       

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IO LUI E LA CANA FEMMINA

Quando la notte è passata al passivo alle sette passate oltrepasso la porta
e sorpasso il passetto si passiflora e mi passo impassibile i pollici
nei passanti dei jeans appassiti passabili sì passionale passeggio e ripasso i miei passi
in un paesaggio di passeri passeggeri un passaggio a compasso in passerelle del cielo
Che spasso andarcene a spasso       passo

Lei è una traccagna culona e invadente
rumorosa indolente pallosa civetta esagerata
Benedetta       è sempre stata vergine
Lui è un arcano signorino taciturno angoloso
un po’ fregnone incazzoso barone bulletto sniffatore
Benedetto        e soffre il mal di macchina
Quanti bastoni e sassi volati in aria
e dentro agli occhi      pronti via!
E le rincorse alleprate le frenate e le lingue rifiatate
Benedetti          io lui e la cana femmina
dietro la città un vento sulle teste che ci annusa e va

Ce ne andiamo a spasso felici nella coda
e il cuore suona da contrabbasso
e andiamo con la vita addosso
e addosso a questa vita come un osso da rosicchiare

Sarebbe meglio camminare a carponi vagabondi pelosi
di cespugli e pozzanghere padroni
Maledetti            e senza avere regole
E riconoscere gli odori saper le stagioni pisciare sopra i muri
non lavarsi mai non essere cattivi e neanche buoni
Maledetti           io lui e la cana femmina
Allupati un po’ in quest’aria puttana che non dice no

Ce ne andiamo a spasso felici nella coda
e il cuore suona da contrabbasso
e andiamo con la vita addosso
e addosso a questa vita come a un osso da rosicchiare

Uomini o animali potremmo stare bene
da uguali anche imbarcarci in un porto
e correre a girotondo il mare e non tornare più
Se si riuscisse a bere un bicchiere insieme
e ciucchi fin laggiù a collotorto
sul fondale del mondo andare ad ululare al blu

Così tutto passa e ripasso i miei passi in un paesaggio di passeri passeggeri
Un passaggio a compasso un passaporto del cielo che spasso era andarcene a spasso
passo          e chiudo

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STELLE DI STELLE


Io sperai di esser tra quelli che camminano le vie ribelli stelle di stelle sudici eroi
Quei cialtroni degli artisti scopatori pederasti tristi incantatori aquilonisti egoisti
Quelli che qualcuno cresce dal riparo dalla realtà fuori dai guai senza un’età soli
Quelli che son tutto e niente che non vivono mai veramente
ma neanche poi muoiono mai
Io in che parole fuggirò polvere e sere corse via
dentro un bicchiere clessidra che butto giù

può il cielo                                           Come un timbro dolce e agro
finire qui                                               si staccò da quel suo corpo magro
ci pensi                                                 e un fumo blu
si                                                            l’accarezzò
no, i fori recisi ancora                        Stanco jazz nello sgabello
profumano                                           madre il suo microfono cullò
ci credi                                                  e ci soffiò
si                                                           suoni d’uccello
no, può il mare fermarsi prima       nelle pieghe delle mani
dell’orizzonte                                     sciolse il tempo con monotonia
lo vedi                                                  sempre così
si                                                           fu questa mia
no può mai una storia                       storia
sfuggire                                                Spinse tutto il fiato in gola
se tu non vuoi                                     e una lunga e livida parola
morire                                                  e il mondo lì
senza di noi                                         senza di noi
Anche le stelle bruciate lassù          Anche le stelle bruciate lassù
viaggiano per l’eternità                    dal palco scesero
a illuderci negli occhi che                  a popolare i sogni della gente
per sempre c’è                                    si spense il viso
una luce                                                il suo sorriso
su chi non sa più cantare                   e la voce

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VIVI


Cosa vuoi di più che avere il solo guaio delle nubi e un sole nella pelle
su quelle spiagge di vernici e di silenzi bere a sorsi piccoli i tuoi baci come fontanelle
Mattino presto e code splendide di primavera stanchi di vento e non di noi
Cosa vuoi di più entravamo in quella casa senza tende e senza niente dentro
e al centro su una sedia e sopra il mondo ci amavamo
in un’abbraccio sospirato come un ballo lento
e con le labbra morse e pallide ci inseguivamo l’ultima nostra faccia

Vivi eravamo come aria semplice
Vivi eravamo come fuoco giovane a cuore nudo
Vivi eravamo come acqua umile
Vivi come terra fertile

Cosa vuoi di più mettendo tutta l’aria di una sera nei polmoni
come aquiloni nelle vie degli altri camminare
cercando una paura nuova e il buio di portoni
tirarti su la gonna farlo in piedi e assaporare la nostra dura affinità
Cosa vuoi di più stavamo senza vestiti senza tempo senza altro sotto
il tuo cappotto e con le gambe ci accarezzavamo
E un cielo pesto e Dio se la mandava giù a dirotto
e dentro gli occhi allarmi a bestemmiarci io ti amo riflessi americani


Vivi eravamo come aria semplice
Vivi eravamo come fuoco giovane a cuore nudo
Vivi eravamo come acqua umile
Vivi come terra fertile

Vivi torneremo come aria semplice
Vivi torneremo come fuoco giovane a cuore nudo
Vivi torneremo come acqua umile
Vivi come terra fertile

Che vuoi di più che avere solo il guaio delle nubi
e non vedere mai chi soffre e muore e non ha dubbi
tanto è lontano e non lo sai

Ainu akha lacandon tasaday          nambikwara gond maori masai
kuna hopi yanomani semang         onge kogi waorani penan
caingua veddas sammi caraja        inuit abbos tuareg jurana

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LE DONNE SONO


Pon pon di pompompere                can can di cangaceire
Io ne ho avuta una ch’era un guaio più delle cambiali Brasil
e piangeva La la la alle feste e rideva ai funerali Fusill
Marinai Maliarde son questi uomini Le gattoparde
e le femmine sono lontani Occhi di spia
oceani Negri e zumbòn nella malìa della passion
Io con una mi ricordo il primo bacio che le detti Miomao  attento a dove il naso va
e lei rimase tutto il tempo a denti stretti Cacao cow-boys Il tenebron
che sparano La nell’alcova tappi e stesse cazzate e all’occhiello Quanti languor
un sedano Su quei visin finto candor di porcellin

Le donne sono qualche cosa di allegro e 1930 voci a colori pelle di mimosa
ombrosità di ascelle cuori nella tormenta
Le donne sgambano odorose ed hanno sogni dentro un frullatore
insolite insolute insalate capricciose si tolgono i peccati con lo smacchiatore

Io di un’altra che fui al buoi gridolini e friggi friggi Che pall quando accesi l’abat-jour
le scoprii l’orsetto con i baffi grigi Oval naufraghi E cellophan su un tavolo Lucido e teso
che galleggia nel vino uomo in mare Stringono al sen
salvatelo Quei fior del mal il cui velen ci fu fatal

Le donne sono streghe e fate silenzio di occhi di vento di ginestra
tutte stesse gambe accavallate bambine direttrici d’orchestra
Le donne fanno all’improvviso e uomo tu non potrai mai sapere
e sono Eve e uve e male e mele in paradiso e noi chi siamo noi
i serpenti o i vermi                  I vermi
Le pattinatrici girano nella tv tagliando un’aria di ghiaccio
saltano su appese a un braccio e piccoli e studiati gesti e piroette
nei costumi celesti e le melette nelle guance prendono fiato
e riprenderanno un dì marito e con la stessa grazie ripiegheranno le ali giù
O buie baiadere                     o belle caballere
O belle o brutte le donne sono proprio tante e se potessi farne una sola
O quante figlie Madama Dorè di tutte ma anche quella sola no Non c’è
E sai che c’è   Che c’è? che beviamo cantiamo saltiamo
Alla faccia                    alla faccia delle loro belle facce
Alla faccia                    alla faccia delle loro belle facce
Alla faccia loro             alla faccia delle loro belle facce

bime solinghe strambe meringhe            bionde rambe stanghe fiamminghe
gambe ambre penombre lusinghe           lingue iraconde lunghe gioconde
limbi sponde onde profonde                  linde fronde lavande ghirlande
bande carambe trombe marimbe           rumbe sambe mambi milonghe
conghe tumbe birimbe birambe             bambi colombe sgombri anaconde
aringhe oranghe dumbe bagonghe         grembi lombi rotonde culandre
ghiande caliende bombe ecatombe         lande tundre giungle feconde
ombre zombi calimbe macumbe             fionde pitombe sghembe malandre
blande jumbe simbe mocambe              strombe rande nefande valanghe
monde mutande bumbe goganghe         umbre malombre langhe strapiombe
coimbre mustanghe burunde malinde    danga que romba la coiomba
aridanga que romba la coiomba

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DOMANI MAI

Io starò con te sia insieme a te sia senza te
Tu tu mai sarai né senza me né insieme a me

Io su di te voglia che striscia disperata
e tu aggrappata alla mia schiena liscia tu
sopra di me e macchie avide sul collo
e cosce tese e nella reni un crollo

E polveri di luna nei cristalli
degli occhi tuoi bucati a far entrare i miei
e noi sciacalli di baci sulle labbra
unghie rapaci sulla pelle senza stelle né indulgenza in questa gabbia

Domani domani domani non arriva mai  domani domani mai
Domani domani questo domani non c’è mai  domani domani mai
Mai più noi due soltanto io e te ma senza noi

Restiamo poi nudi e più spogli di chi è più nudo
e il letto è un nido caldo nella giungla
e la speranza è una notte troppo lunga
e non abbiamo neanche un volto
e non abbiamo un corpo e tutto è sciolto

Nei muscoli lasciati senza forza
due pugili sfiniti che si abbracciano
e il gusto è scorza di un frutto di savana
un fiume asciutto i nostri fianchi
sassi stanchi e sguardi bassi smorfia gitana

Domani domani domani non arriva mai  domani domani mai
Domani domani questo domani non c’è mai  domani domani mai
Noi due morimmo per far vivere altri due

Domani domani domani non arriva mai  domani domani mai
Domani domani questo domani non c’è mai  domani domani mai

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ACQUA DALLA LUNA

Volevo essere un grande mago incantare le ragazze ed i serpenti
mangiare fuoco come un giovane drago dar meraviglie agli occhi dei presenti
avvitarne il collo e toglierne il respiro un tuffatore in alto un trovatore perso
far sulla corda salti da capogiro passare muri e tenebre attraverso
come un cammello entrare nella cruna librarmi equilibrista squilibrato
uno che sa stralunare la luna polsi di pietra e cuore alato

E stupire tutti quelli che non sanno la fortuna
che non hanno mai una festa i tristi e i picchiatelli
Io lasciavo a casa un figlio gli occhi dietro la finestra
un saluto nel berretto e non uscì un coniglio

Accorrete pubblico gente grandi e piccoli al suo numero magico
vedrete mille e più incantesimi piano non spingetevi costa pochi centesimi

Volevo diventare un pifferaio stregare il mondo e ogni sua creatura
crescere spighe di grano a gennaio sfidar la morte senza aver paura
Mettere la testa in bocche di leoni un domatore vinto un cantastorie muto
far apparire colombi e visioni l’uomo invisibile l’uomo forzuto
lanciar coltelli e sguardi come gelo saper andare in punta delle dita
uno che si getta a vuoto nel telo del lungo inverno della vita

E portare sopra un carro elemosine di cielo
tra silenzi d’ospedale e strappi di catarro
Io restavo zitto al fianco quando mamma stava male
e sembrava pulcinella dentro il vestito bianco

Accorrete pubblico gente grandi e piccoli al suo numero magico
Vedrete Cucaio in mille e più incantesimo piano non spingetevi sosta pochi centesimi

Se sapessi un dì innamorarmi di quelli che non vuole nessuno
se potessi portali lì dove il vento dorme
se crescesse acqua dalla luna

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TAMBURI LONTANI

Ognuno ha il suo tamburo un solo ritmo un canto
della comune solitudine che noi mettemmo insieme
a starci un poco accanto su questa via dell’abitudine
Il tempo vince sempre il tempo lui soltanto
si muove e noi restiamo immobili finche ci porta un suono
atteso chissà quanto e ci promettiamo indivisibili
Alberi che sfilano come persone care fantasmi della strada
devi prendere o lasciare si comunque vada non come volevi
Battono i tamburi battono sempre più lontano è giusto così
non chiesi mai qualcuno che compresse la mia infelicità           tam tam tam
non piansi mai davanti alla tristezza ma verso l’onestà            tam tam tam

Dimmelo anche tu che il tempo non ci ha sconosciuto
male e bene mio che dopo ti hanno amato meglio
sì ma non di più di tutto il poco che ho potuto io
vieni padre mio usciamo a fare un giro e guida tu
e guarda avanti e non parliamo più albero padre con un ramo solo

E come tutto torna e come tutto passa le cose cambiano per vivere
vivono per cambiare il mare s’alza e abbassa e mai una goccia si va a perdere
ed ogni giorno siamo dietro ad una cassa a dare il resto e poi sorridere
un ballo senza fiato se la banda passa e finché non smetti di rincorre
E le storie muoiono quando c’è più paura di perdersi
che voglia di tenersi e com’è dura quella soglia e come siamo noi diversi
cambiano le scena cambiano le battute e anche i battuti
Io non potrò incontrarvi in nessun luogo in nessun’altra età       tam tam tam
fermar l’urgenza del mio cuore il cuore di un uomo a metà         tam tam tam

Pensa amore mio che t’insegnai mille altri cieli
e non seppi mai soffiarti vento sulle ali
Aspettai un addio e un giorno di lasciarmi ti lasciai
Credi figlio mio mi mancano i tuoi baci che non ho
e sono i soli baci che io piccolo figlio

E tu compagno dalle orecchie a punta
io ti parlai di me come a un fratello a cui ci si racconta
io non ne avevo e allora presi te e quella tua sgomenta e nostra malattia di vivere
giura amico mio che glielo metteremo ancora lì
a questa vita che va via così senza aspettarci                           tam tam tam

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NOI NO

Come sarà un giorno prendere la strada e andare via
incontro alla realtà farsi travolgere da un vento di follia
Come sarà le mani stringere con tutta l’energia
che l’aria ci darà le onde a fendere sassi schizzati via
avremo ancora braccia come ali libere di bere giorni e sere e un sole di isole
su questa nostra faccia parole e musica ad asciugarci gole per una verità

Noi noi no              noi noi no
noi oh noi no         noi noi no
noi oh noi no         noi noi no

Noi oh! noi mai più rubati

Come sarà spaccare il mondo in due sputare il nocciolo
con quella ingenuità delle canzoni mie di un cuore incredulo
Avremo le speranze di figli in prestito che presto cresceranno un anno è un attimo
e un cielo accenderanno comete come te e quanto amore e sete che possa piovere
di più giù in fondo là più su in alto ancora oltre

Noi noi no                noi noi no
noi oh! noi no         noi noi no
noi oh! noi no         noi noi no

Noi oh! noi mai più rubati

noi che mai finimmo di aspettare provando a vivere
e non vogliamo andare in paradiso se lì non si vede il mare

Noi oh! noi no         noi noi no

Noi oh! noi mai più rubati

Noi oh! noi no         noi noi no
Noi oh! noi mai più rubati
Noi oh! noi no         noi noi no

Noi oh! noi mai più rubati

Noi sogni di poeti

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SIGNORA DELLE ORE SCURE

Signora delle ore scure pelle sfumata di ombre in fuga dalla stanza
sugli occhi un guanto di luce accarezzai l’idea di lei in lontananza
Signora dalle ore scure dolci colline intorno a un muschio vellutato
misteri oltre le ciglia furtivo come un gatto mi son lavato
Vecchio compagno che aspetto il mio animaletto
sono più grande e ho dormito più di lei e del suo cuore chiuso in cantina
delle sue guance pane caldo della mattina di quel suo viso diamante puro
di quella schiena che le tiene l’anima stretta
ti succhierei per ore e più cioccolatino nelle bocca senza mai mandarti giù

Signora delle ore dure amazzonica adolescente nuca morbido sentiero
dove cammino i miei sguardi a guardia del suo sonno immobile guerriero
Signora delle ore dure caraibica alba sbucciata odore aspro di un’arancia
le ragnatele del giorno da allontanare via da lei con la mia lancia
Ma c’è una lampada accesa no è solo il sole e solo di sole se riuscissi a vivere
dei suoi capelli alghe nel mare e dei suoi occhi olive dolci e mandorle amare
di quelle brune nomadi dita delle narici Dio le benedica è li che prende la vita
piccolo chicco di caffè tu non mi devi sempre credere ma sempre credi in me

Non voglio che tu sia un ostaggio in questo disperato viaggi
l’agnello messo sull’altare del mio villaggio di fumo
che tu sia solo un tatuaggio su questo petto selvaggio
un flipper preso per i fianchi a farsi coraggio e uomo

Fra quelle braccia colme di seno sulle sue gambe rami forti e umido fieno
sopra il suo corpo preso ai pittori
su quella bocca che qualcuno le comprò al banco dei fiori
E fu così lei dentro a un sogno
lei stessa un sogno una vaghezza io le vegliavo la purezza
Dell’impossibile il suo cammeo il musicista ritrovò la musica sua sola sposa
La musa allora ritornò al suo museo..................

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NAVIGANDO

Il vento era una sciarpa l’aiutai a rimettersi la sciarpa l
lieve follia aerea un’astronave la terrazza
Dio quanto dice è buffa e pazza
Ci urtammo presso la finestra ed io venivo dalla destra
fiutai che notte era una notte bucaniera
la calza rotta seguì la rotta della calza
c’è già una vela che si alza sento la curva delle cosce mollo l’ancora e le angosce

Navigando il mare navigando il cielo navigando il cuore io e te
chissà se questo cuore è abbastanza grande e comodo per due
Navigando sulla luna che lanciammo in alto soldo di fortuna a girar su
con la sua faccia a smalto dalla parte quella buona cadde giù

Nell’aria lenta e blues ride a sbuffo come un’autobus
versa parole nel mio orecchio e un vino dolce esca
io dentro una camicia fresca durò fino al mattino presto il sequestro del maestro
e tra le nostre dita una strana calamita
e mi scavava dentro i desideri di quella talpa dimmi la volta che si salpa
un dì la barca rivernicio mi piazzo sotto a quel tuo ufficio

Navigando il mare navigando il cielo navigando il cuore io e te
chissà se questo cuore è abbastanza grande e comodo per due
Navigando sulle onde dalla pelle d’oro lei che mi confonde poppa e prua
dov’è la mappa del tesoro per cercare l’isola la tua

E navigando naufrago su di te tra capelli indiani labbra arabe occhi venezuelani
gambe andaluse piedi africani seni tahitiani fianchi tropicali caviglie zingare
sopracciglia orientali sbarco in Normandia

Navigando il mare navigando il cielo navigando il cuore io e te
chissà se questo cuore è abbastanza grande e comodo per due
Navigando alla deriva vento di bonaccia guardo nella stiva cosa c’è
una lattina vuota fra le braccia bella e primitiva insieme a te
Io son stato Ulisse Simbad Gilgamesh

Restai solo a bordo come un lupo nella tana cupo
e sempre più balordo e neanche un’isola italiana
dalla bocca rossa gli occhi verdi e i denti bianchi
per riposarmi  almeno un po’ quando ci si sente stanchi

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LE MANI E L’ANIMA


Che cos’era un vigore denso nulla forse un vento di preghiere roco
sotterraneo gli occhi morse il fuoco di un’aurora boreale criniera
nella ruggine di capelli acacie dalle mille foglie
lunghi omeri di uccelli piume che bagnarono labbra argille
fiume di sudore malva e miele di selva
si gonfiarono nella pelle vene di sentieri rossi
tra le alte erbe del sonno fresco alito di gazzelle acerbe
nelle gambe respirai
scese rapide nella gola acqua di saliva e schiuma
lungo un collo di puledro come fulmine
lacrime di cedro dalla fronte mi asciugai

Salvatemi e liberatemi ridatemi le mani e l’anima           che vù campà
Sfamatemi e dissetatemi lasciatemi le mai e l’anima

Che cos’era una vibrazione nuda forse un’innocenza nera calma
di crepuscolo lamine di palma le mie braccia di ambra scura corteccia
diventarono i miei nervi antenne scosse da sciamani
svelti tendini di cervi rami a sorreggere i pensieri
Sciami di locuste sogni d’aria i pugni si serrarono contro i fianchi
Caimani sotto il limo giù nel sesso di ramarro
cosce d’ebano piedi come granchi che fuggirono maree
e scattano le caviglie sulla rinoceronta terra
Anima del mondo intero si piantarono mistico mistero
radici di nostalgia

Salvatemi e liberatemi ridatemi le mani e l’anima           che vù parlà
Sfamatemi e dissetatemi lasciatemi le mai e l’anima       che vù tornà
Sfamatemi e dissetatemi lasciatemi le mani e l’anima
e io ci lasciai la mia africanima

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MILLE GIORNI DI ME E DI TE

Io mi nascosi in te poi ti ho nascosto
da tutto e tutti per non farmi più trovare
e adesso che torniamo ognuno al proprio posto
liberi finalmente e non saper che fare
Non ti lasciai un motivo né una colpa
ti ho fatto male per non farlo alla tua vita
tu eri in piedi contro il cielo e io così
Dolente mi levai imputato alzatevi

Chi ci sarà dopo di te respirerà il tuo odore
pensando che sia il mio io e te che facemmo invidia al mondo
avremmo vinto mai contro un miliardo di persone
e una storia va a puttane sapessi andarci io

Ci separammo un po’ come ci unimmo
senza far niente e niente poi c’era da fare
se non che farlo e lentamente noi fuggimmo
lontano dove non ci si può più pensare
Finimmo prima che lui ci finisse
perché quel nostro amore non avesse fine
volevo averti e solo allora mi riuscì
quando mi accorsi che eri lì per perderti

Chi mi vorrà dopo di te si prenderà il tuo armadio
e quel disordine che tu hai lasciato nei miei fogli
andando via così come la nostra prima scena
solo che andavamo via di schiena
incontro a chi insegneremo quello che noi due imparammo insieme
e non capire ma che cos’è se c’è stato per davvero
quell’attimo di eterno che non c’è mille giorni di me e di te

Ti presento un vecchio amico mio il ricordo di me
per sempre per tutto quanto il tempo in questo addio
io mi innamorerò di te

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DOV’E’ DOV’E’

Questo secolo finisce dieci anni prima il Duemila ha perso la sua buona novella
Ci resta solo Novella 2000 ma vedremo ugualmente le stelle da vicino
perché i paparazzi hanno tutti figlimissili

Chi mi ha visto non gli venga in mente aiò di chiamare la mia conduttrice aiò
quell’astuta scimmia oscura tessitrice di ricami e trami dell’Oriente aiò
Lei m’ha fatto uscire dalla frasca aiò con un colpo di cannone aiò
Tutto nudo e la bandiera bianca in tasca a strapparmi la confessione aiò aiò
Aveva un nascondiglio e stava lì Cucaio aiò per ore nostro figlio

Sentinella delle mie frontiere aiò finanziere vecchia volpe grigia aiò
Lei mi ha chiesto che cos’hai nella valigia con quel ciglio in su da doganiere aiò
Io portavo via di contrabbando aiò la mia anima in pena aiò
quando mi ha intimato alt dove stai andando vado a vivere in una balena aiò
Disse presente all’appello ma
Cucaio aiò sembrava un poco assente

Dov’è dov’è sta in buco di affittacamere
è sfollato non c’è non c’è forse è chiuso in bagno a leggere

Se il mondo si girasse da una parte aiò e se andasse via da sotto il letto aiò
pronto a cogliermi in flagrante crimine d’affetto a cercarmi di veder le carte aiò
e la rossa russa ha mosso e io distratto aiò il cavallo oltre la torre aiò
la sua regina nera ha dato il matto al mio re che ancora se ne corre aiò aiò
Spesso non c’era e non parlava mai
Cucaio aiò buongiorno e buonasera

Dov’è dov’è è rimasto in guerra a combattere
è imboscato non c’è non c’è s’è nascosto lì al Lungotevere
Dov’è dov’è dicono che ha un brutto carattere
è un bandito non c’è non c’è fammelo ti prego conoscere

Dov’è dov’è         dacci oggi il nostro disco quotidiano      dai la mano
Dov’è dov’è         dai un bacetto a mamma e zia              dì la poesia
Questo strimpellatore dov’è dov’è
Da quanto non ti confessi più dove vai che fai dicci di che segno sei
Dov’è dov’è          stai sull’attenti che disturbi lamenti dai le generalità dacci la tonalità

Dov’è dov’è ha saltato il muro del carcere
è braccato non c’è non c’è l’hanno messo in porta a respingere
Dov’è dov’è
Dov’è dov’è sta sui monti andiamolo a prendere
è sbandato non c’è non c’è questo nostro eroe santo e martire

S’avvicini l’imputato ai banchi

Signor giudice io nego tutto aiò lei è un uomo che ha studiato aiò
io non le ho mai detto amore tu mi manchi io l’ho solamente urlato aiò

Cucaio aiò    baiò baiò      Cucaio aiò     aiò aiò

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TIENIAMENTE


Tienianmen…………….
Tienianmen…………….
Tienianmen…………….

Tieniamente…………..

Tienianmen…………….
Tienianmen…………….

Tieniamente…………..

Tienianmen…………….
Tienianmen…………….
Tienianmen…………….

Tienianmen…………….
Tienianmen…………….

Tieniamente…………..

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QUI DIO NON C’E’

Nebbiosi formicai di case puzzo bruciato di città                    qui Dio non c’è
Fango di vie foruncolose cristi e marie senza pietà
bavose anime sperdute brillocca umanità di bar                    qui Dio non c’è
notte di braccia siringate strade di disperato crack
Pagine di libro da voltare con meccanico dolore
senza aver capito tutto senza rammentare
ore a pancia sotto e un treno elettrico girava
e quando deragliava ci soffrivo un po’………………..

Voci stonate di viados luci bugiarde di réclame                     qui Dio non c’è
facce piovose di murales raschi di lama sotto i tram
Ho vissuto giorni opachi come gli ubriachi
usano i lampioni per sorreggersi non per illuminarsi
fine delle trasmissioni e andavo aletto
e un panno umido sul petto di tristezza in me

Il mondo è così non il tuo mondo te lo fai
questo mondo è lui che ci si fa
Quante volte io rinnegato lo cercai
e non mi ha cercato mai quel Dio e volevo solo un segno

Ma il cielo è come un vecchio pazzo con un violino aspide       qui Dio non c’è
pagare di continuo un prezzo sentirsi sempre un ospite
A rubare il fuoco ci si bruciano le vite
ma un po’ d’aria per campare si respira anche dalle ferite
piano entravo nella stanza con il grano ad asciugare
rotolavo dentro a testa in giù

Il mondo è così non il tuo mondo te lo fai
questo mondo è lui che ci si fa
Quante volte io rinnegato lo cercai
e non mi ha mai cercato quel Dio
Che dormì nelle montagne nelle piante respirò
che sognò con gli animali e con l’uomo si destò

E se non mi fosse andato mai di bere avrei imparato a farlo
e allora Dio bevi con me                  insieme a me

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LA PIANA DEI CAVALLI BRADI

Nervi lisci di cavalli a sfaticare sere
a calmarci di sudore in fiaccole di gelo
Inutilità di foglie stupide e leggere
nubi di bucati sugli stendoi del cielo
Com’è duro essere nuovi e avere un’altra storia
Io ti amai con noncuranza senza mai uno scopo
I ricordi sono acqua e l’acqua è memoria
il dolore è sforzo e vino uccide il giorno dopo

Vento di girandole in mezzo alle immondizie
mi fa freddo così tanto da cercarti adesso
e ad un certo punto andare non dar più notizie
solo in compagnia di sé e chiedere permesso          per essere te stesso

Mai non odiarmi mai se mi allontanai perché potessi appartenerti
Mai non ti ho vissuto mai e ti rinunciai già rassegnato a non saperti

Quanti adii che immaginai facchini e treni a sbuffare intorno
e tavoli di avanzi in un via vai di camerieri
Un fiammingo sole sta per inchiodare il giorno
rondini croci d’autunno infilano i pensieri
Guizzi in occhi di cavalli laghi nero fondo
anime di ombre nell’attesa delle stalle
E’ un’immensa sala in cui aspettiamo questo mondo
il futuro è qui davanti o già dietro alle spalle

Chiuderò la porta a far star bene la tua assenza
ci sarà fedele sempre il cane del rimorso
I cavalli origliano quest’aria d’impazienza
a metà della speranza io cambiai percorso e           poi non ho più corso

Mai non odiarmi mai io mi allontanai perché potessi raccontarti
Mai ti ho vissuto mai e ti rinunciai già rassegnato a ripensarti

Sudai di sud di vento diventai

E andai con la voce andai coi capelli andai lungo i sentieri di tornadi
E andai con il cuore andai fino a che trovai la piana dei cavalli bradi

scalpitai    scartai    m’impennai    scalciai    galoppai    saltai    m’involai

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PACE


L’immenso soffio dell’oceano le spinge via con sé a naufragare
su spiagge chiare a un passo dalla vita muoiono conchiglie
e nelle orecchie ancora il mare…………
S’arrampicano in cima con quei ginocchi secchi
e tutto il mondo giù respirano si fanno roccia al sole
un’altra volta guardano poi chiudono per sempre gli occhi gli stambecchi

Ed io ti chiedo perdono se fratello a volte tu mi hai fatto male
io non potevo essere come te un mago un angelo immortale

Pace a noi che abbiamo avuto tanto da smarrir la luce della semplicità
Quando poi si nasce e il primo grido è un pianto
e il bambino è un uomo che il suo nome non sa dire mai

Nel buio della terra aspettano finché lassù una notte più irreale
come una cattedra nell’aria antica cantano per una sola estate le cicale
Virgilio cadde mentre era in volo sopra un prato che le sue ali non si aprirono
guida di quei poeti che un giorno si smarrirono
lui si che mi trattò da uomo e adesso è andato

Ed anche noi ci lasciamo qui Cucaio e non dobbiamo dirci niente
ci serve pure d’arrivare per ripartire nuovamente

Pace a me che non so amare ancora ciò che ho e non so amare quel che ho
Fermo sull’abisso tra il rischio e la paura cosa non mi uccise mi lasciò la forza di vivere

Pace a te per quello che mi hai dato e per tutto ciò che tu non mi desti mai
e così da solo un cuore l’ho trovato forse un mondo uomo sotto un cielo mago
forse me………………………….

Ora sono libero un uomo oltre

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