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:: InCanto a Roma  ::  15 Giugno 2001 ::
 :: Annamaria ::

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E' sempre difficile pensare di scrivere di fronte ad un foglio completamente bianco: si ha sempre paura che le parole non vengano mai fuori, e quando ciò che si ha dentro altro non è che un tumulto di sensazioni, immagini e odori si pensa a come a trovare posto all'interno di una frase…............ Il mio Incanto a Roma è sostanzialmente questo inseguirsi di esperienze che vivono dentro di me e onestamente non so se riuscirò a trasmettere per benino ciò che è così immateriale e fluido…ma ancora oggi così fortemente vivo in me… Ho pensato: mai poteva essere tanto indicato un titolo come questo… InCanto… Gli occhi di Clà bambino sono pieni di incanto anche se poi sono cresciuti, il Mago di pochi anni fa avrebbe voluto incantare ragazze e serpenti con mille e più incantesimi…Ma poi è anche un In-Canto perché la voce è uno strumento. E' come la bocca aperta del pianoforte il cui coperchio riflette le sue corde all'interno come se volesse regalare ciò che ha di più intimo… E' come le nostre bocche…aperte come quelle di bambini affascinati per la meraviglia… Ho percorso 600 km per raggiungere il Teatro dell'Opera di Roma. Ma quando sono entrata dentro questo tempio alla musica e ho preso il mio posto mi è venuto istintivo guardare in alto e ammirare dipinti e palchetti da film. D'un tratto sembrava fossi su una nave. La stessa nave che trasportò il primo pianoforte del Maestro: un lungo viaggio sulle onde che dividono Roma da Boston e quello strumento così solitario su un palco senza orpelli mi sembrava lo stesso di quello abbandonato sulle rive del mare di Lezioni di Piano… Ecco l'Incanto è quando ti rimbalzano le sensazioni di chi le invia…sperando che anche il nulla abbia un colore…La meraviglia di scorgere che si può tornare all'origine delle cose, alla semplicità dell'involucro… E' come ritornare in un posto che sembrava dimenticato e scoprirne la bellezza… 
Il Mago da ombra diventa figura reale ed ecco che le note diventano una melodia così come la voce si trasforma in canto. Non è la prima volta che l'ho sentito cantare in un assolo ma stavolta sento che non è la stessa cosa. Questo palco, queste luci non sembrano rimandarmi ad altri tempi. Il tempo tecnico scivola via come se ormai avesse perso una battaglia. Io non sento più la stanchezza del viaggio e anche i pensieri sembrano appartenere a ieri…Com'è che il tempo si ferma? Forse in un'altra dimensione dove la realtà è ricacciata indietro…elisa da un tempo che batte un ritmo diverso…Lo stesso ritmo che il Maestro batte sul microfono in Fammi andar Via. E' il ritmo del cuore e…di più cuori che battono all'unisono.E' infatti la Vita che lega ogni momento dell'InCanto. Questa notte che inaugura la mia estate è una notte magica. Come si fa a ridere e a commuoversi fino alle lacrime? E' il viaggio di questi tamburi che battono lontano nella continua ricerca di ritrovarsi. E' il viaggio per scoprire la vita di un uomo ancora diviso a metà, tra le sue opere e omissioni, è un uomo solo che cerca ancora se stesso nei suoi incontri con altri, è un un uomo che cerca la Pace laddove ha conosciuto le lacrime. E' un uomo… Oltre…Il canto di Stelle di Stelle mi ha fatto capire quanto è difficile essere immortali fuori una canzone ma mi ha fatto intuire che veramente poi questi artisti non muoiono mai perché realmente popolano i sogni della gente. E il soffio di una voce. L'assenza pesa più di una presenza. Sebbene il Maestro abbia cantato da solo sembra che la voce di Mimì venisse sussurrata nell'orecchio. Il più bel regalo per chi non c'è più: un alito di Vita…Lì sul palco adesso c'è un Artista, un po' funambolo, in bilico tra il passato e il presente. Un artista senza la rete…infatti mi viene in mente la frase: ma io andai dentro il pericolo come si va all'assalto… Perché è la Vita stessa che impone di rischiare, di mettere in gioco ciò che si ha… Per questo vorrei che questo nostro Artista, cavaliere di un tempo senza età, osasse di più. Vorrei che per una volta cantasse le canzoni dimenticate in un angolo della mente e della memoria… Forse un giorno le farà. Renderà giustizia alle sue piccole figlie che ancora aspettano come fotografie su un pianoforte… L'attore che è in lui scherza con il pubblico, ride e fa sorridere…Ma è vera commozione quando si scorge una lacrima in A Clà… Oppure quando il canto si curva in dolore in Buona Fortuna. Ecco credo che questo addio senza neppure il suono del piano è il vero Canto alla Vita. Sembra il canto del marinaio in mezzo all'Oceano, in un punto del mare dove per magia il cielo e terra si toccano... Io l'ho vissuto così…Una piccola luce: la speranza, il faro al quale dobbiamo fare riferimento…L'InCanto è ritornare bambini. La necessità di abbandonare gli schemi degli adulti e vivere a filo di pelle. Non so quanto ho desiderato che l'astrazione di una notte fosse reale… Un solo grido alla Vita: ridatemi le mani e l'anima… Anch'io ci ho lasciato la mia Africanima… 

Annamaria Gnisci.

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 InCanto

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