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Ali
di colibrì
Ho
speronato il sole.
L’ho fatto spronato dai graffiti del cielo,
provando l’ebbrezza del volo di un sogno.
Libravo maestoso tra le cime,
veleggiavo
sulle correnti ascensionali.
Volavo avanti da solo,
a cercare il costruttore di nuvole.
L’attesa era rigata di dubbi
di crepe sottili e di gemiti
di chi aveva davanti la via del cielo.
Di un cielo, come navata, che un pittore scuro
avesse dipinto di nuvole e nebbia.
Dove, però, un pennello sfuggito al controllo,
avesse segnato una strada.
La vidi e la seguii.
Portava al centro della Galassia.
Lì oggi esploderà una supernova.
Lo spazio diventerà una fioriera dove mani misteriose
coglieranno fiori uno ad uno per confrontarli.
Poi il sogno mi sussurrò:” Tu non sei come
l’albatro
che gioca con i colori del vento.
Hai le ali frullanti del colibrì”.
Svanì la risposta, seguendo la via delle malinconie.
Vivrà nelle parole che bruceranno
come rami di ginepro,
ricche di aroma e di bellezza.
Ma anche di nostalgia.
La pioggia, pianista dalle dita infinite,
tamburellava sull’asfalto
note di una sinfonia
che si mescolava a lacrime.
Cadevano lungo il viso,
rotolavano per terra
come svogliati diamanti grezzi.
Stanotte, forse, qualcuno li cercherà.
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