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METAMORFOSI  


Sono  davanti a un foglio bianco, anche i pensieri mi hanno lasciato,  
e sto contando i lunghi passi della mia solitudine.  
La stilografica invoca la mano, nel consapevole giovamento, 
a tracciare inutili geroglifici  per non lamentarsi solinga.  
Intanto il cuore sfoglia le pagine di un quaderno,  
svolazzanti arabeschi di infantili ricordi, in occhi stupiti  
al passaggio di treni veloci, attimi di seducenti moltitudini.  
E le labbra, già serrate in un amaro e sardonico ghigno,  
si sciolgono in solidarietà con l'anacoreta binario  
mentre gli occhi, ormai velati, scordano il miracolo dei bucaneve  
per chiudersi un istante, nella vana speranza che le parole  
ritrovino la via a rasserenare l'orizzonte.  
E le palpebre, socchiuse in un gesto tedioso,
s'assonnano......................  
Poi........................................  
Poi tornano, a fatica, i monosillabi dell'incertezza  
e non sa che farsene di tramonti rapitori di anime,  
di sorgenti che scivolano da perenni ghiacciai,  
di tenere margheritine dai petali consumati da contare.  
Torna, a fatica, a scorrere la stilografica sul foglio candido  
a cercare torrenti di frasi per liberare le parole,  
sciogliere cuori e menti incupite da vecchi concetti fossilizzati,
di poeti albagiosi, abbietti e senza ideali a esprimere 
quello che la mente riesce a fermare e trasformare in poesia,  
sublime attimo di simbiosi creativa.
  

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