POSTO 16- L'ULTIMO TRENO


Negli assolati pomeriggi d'estate,
i raggi del sole giocavano con il frumento
creando funamboli labirinti di calore.
Sfrecciavano i treni a perforare l'afa
e i grilli sul pergolato strusciando le ali
inventavano stridenti melodie.
Dalla terra il calore soffocava e avviluppava l'aria,
imperlando le fronti rugose di piccoli diamanti,
dritte lacrime di stelle.
L'edera s'intersecava lungo gli incroci dei tralicci
sfidando il vento in un'atavica lotta lunga millenni.
L'acqua nasceva dal pozzo a raffreddare arsure e bottiglie,
mormorando alla zeffiro storie che nascevano dal monte
e le pietre, infuocate dal sole,
raccoglievano soste di annoiate lucertole.
Nella calma silenziosa, il fischio del treno
lacerò l'aria facendola esplodere in mille eco
a narrare il suo ultimo passaggio.
Lo sguardo, arreso e stanco, lo seguì fino all'ultima coda.
Con la borsa in mano, la bicicletta arrugginita e cigolante,
ti avventurasti lungo lo stretto sentiero,
lasciandoti alle spalle sottili ricordi,
grilli, lucertole e isolati campi di grano.
E un refolo d'aria narrava al cielo
la visione dell'ultimo treno.

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