METRO'

Suona il flauto, l'uomo di colore,
si spandono le dolci note 
di consumata nostalgia della sua terra
che ricorda al di là dei mari
e che nemmeno le mille lire,
posate nelle mani a coppa, riescono a lenire.
La folla, latente, subisce il fascino
invadente di acrobatici e fastidiosi voli d'insetti,
ignorando gli occhi malinconici
di una coscienza che chiede comprensione
per scardinare bontà di un giorno a venire.
Le note, insistenti, riprendono ignifere
a solfeggiare nel vento afoso di una metropolitana,
arie melodiose che scavalcano le conoscenze
ancora serrate nella morsa di un gelo
che solo l'acuto armonico di un'ultima nota,
vagante tra capelli scompigliati e iridescenti murales,
scioglie in un insieme di solidarietà
che stupisce anche l'aria, ancora tremante e incredula
per aver potuto contenere un simile sentimento.

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