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InCanto
a Milano :: 02 Giugno ::
:: Nadia ::
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| Ho vissuto il mio InCanto da alcuni giorni oramai, eppure ancora oggi le emozioni straordinarie che Claudio ha saputo suscitare in me, non si sono sopite. Forse perché quelle sensazioni, quelle vibrazioni, non sono state suscitate solo dall’atmosfera che si respirava nel teatro, ma hanno preso vita grazie alla maestria di Claudio che da bravo incantatore ha saputo affinare la nostra percezione. Solo chi ha partecipato almeno una volta ad una serata così, può comprendere appieno, da quale valanga di
emozioni si venga travolti. Il rimpianto che ho è quello di avere visto persone (poche fortunatamente!) andare via deluse. Persone che si aspettavano forse uno spettacolo di luci e colori, e invece si sono trovate di fronte ad un uomo che - a mani nude- metteva in scena la propria anima, e non sono state in grado di capire, di apprezzare, di comprendere quanto l’essenzialità della scenografia si contrapponesse allo sfavillio dei sentimenti messi in scena.
Claudio, ancora una volta, da artista eclettico quale è, ha sputo stupirci, incantarci e condurci , mano nella mano, attraverso quel tunnel di sentimenti che spesso dimentichiamo di saper provare, ma che anche lui stesso aveva la voglia e il bisogno di riassaporare. E’ stato così molto facile capire ad esempio il perché, dopo i bagni di folla, Claudio abbia sentito il bisogno di stare a contatto col SUO pubblico in spazi più ristretti. Un pubblico che volutamente ha desiderato “scremare” evitando un’ eccessiva pubblicità intorno a questo evento, avendo così modo di trovarsi di fronte , come lui stesso ha detto, AD UN PUBBLICO SCELTO. Questo non certo per discriminare qualcuno, ma forse per sentirsi più a proprio agio, con la certezza di stare fra chi davvero lo ama. Ed è in questa dimensione, in questa familiarità da salotto, che tra l’altro il Teatro Dal Verme ha saputo offrire splendidamente, che Claudio ha voluto creare un atmosfera di intimità, quasi da cena di Natale in famiglia, e per una volta ha smesso di essere l’uomo riservato che conosciamo, ha calato la maschera e si è dato totalmente, mostrandoci quelle sfaccettature più belle del suo modo di essere, quelle che raramente mostra , forse per pudore, ma che spesso preferisce racchiudere nelle sue canzoni . E così, fra una canzone e l’altra, ha raccontato e si è raccontato, a briglia sciolta, con la sua solita ironia, con la voglia a tratti di scherzare e di ridere, ma anche di fermarsi a riflettere e far riflettere; la voglia di ricordare. Anche le cose più intime e dolorose come la recente scomparsa del padre. Inevitabile quindi TAMBURI LONTANI, con un po’ di commozione. Ma anche aneddoti teneri, come quello della notte passata in bianco dai genitori a discutere, chiedendosi se si sarebbero potuti permettere o meno l’acquisto di uno strumento così costoso come quel pianoforte, a lui oggi così caro. Ricordi di quand’era poco più che un bambino,” con quegli occhi che già non vedevano così lontano” ( A CLA’) E ancora, il voler ricordare Mimì cantando STELLE DI STELLE , mai portata in concerto prima d’ora se non in occasioni particolari, ad una sola voce. E, a proposito di canzoni mai portate sul palco: IL SOLE E LA LUNA e LACRIME DI MARZO, due pezzi che solo un pubblico - per l’appunto - “scelto” poteva apprezzare! Poi il momento da brivido vero e proprio con BUONA FORTUNA cantata nel buio più assoluto, senza accompagnamento, con una potenza di voce straordinaria! Roba da far venire la pelle d’oca! Il tutto sottolineato da un silenzio ossequioso che esprimeva il grande rispetto per l’artista. Non sono però mancati i cori, gli inni, IL MOMENTO PECORECCIO, come lo ha definito, quando qualche signora del pubblico si è lasciata andare a battute maliziose........!
Ed è stato bello vederlo dialogare con la gente, rispondere sempre molto garbatamente anche a chi si prendeva qualche confidenza di troppo. Ma poi, senza curarsi di Rossella seduta là in alto, si è fatto travolgere dal turbinio delle sue
inquietudini, dai suoi tormenti, dai suoi rimpianti. Ha umilmente mostrato, con dignità, tutta la sua fragilità, la sua dolcezza senza però smettere di essere un uomo all’interiorità profonda. In platea Lei non c’era, ma lui l’aveva negli occhi e nel cuore quando cantava FAMMI ANDAR VIA......
E poi, TI AMO ANCORA, AMORE BELLO, E TU............... e l’immancabile QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE, tornata più che mai attuale, e, ovviamente MILLE GIORNI DI TE E DI ME. Il tutto fra un tripudio di applausi e di cori da lui stesso sollecitati. A quel punto le parole, i discorsi, non servivano più ma sul suo viso cominciava a trasparire una grande emozione, dovuta a quel caloroso abbraccio nel quale idealmente il SUO pubblico lo stava stringendo. Sembrava non avere nessuna voglia di finire, di andarsene, dandoci la sensazione che la nostra presenza lo facesse stare bene . Per una volta era lui ad avere il bisogno di guardare nei nostri occhi, e non il contrario come di solito avviene. In un susseguirsi di sorrisi e inchini è entrato ed uscito di scena più volte fra una canzone e l’altra, fino a che, sedutosi per l’ultima volta davanti al piano ha intonato SOLO , ribadendo che SE ADESSO SUONO LE CANZONI, LE STESSE CHE TU AMAVI TANTO, E LEI SI SIEDE ACCANTO A ME SORRIDE E PENSA CHE LE ABBIA DEDICATE A LEI...........E NON SA DI QUANDO TI DICEVO - MANGIA UN PO’ DI PIU’ CHE SEI TUTT’OSSA - NON SA DELLE NOSTRE FANTASIE DEL PRIMO GIORNO.......... E infine ancora inchini, ringraziamenti, sorrisi . Un piccolo tentativo da parte di qualcuno (me compresa!) di provare almeno a sfiorarlo con una mano, e poi con l’emozione stampata sul viso, un ultimo saluto con la mano prima di sparire definitivamente dietro a quel telo nero che sosteneva una luna di cartone che a poco a poco ha smesso di brillare. Tutte quelle belle sensazioni che Claudio è riuscito a farci provare però non smettono di incantarci. Ci sono rimaste nel cuore, così come quel suo ultimo sguardo denso di commozione e di tenerezza. Chi lo avrebbe mai detto che quest’uomo, in questa stagione della sua vita, con quei suoi 50 anni appena compiuti, fiero - perché no - di quei capelli bianchi, con 30 anni di carriera alle spalle , sarebbe riuscito ancora ad emozionarsi come un ragazzino, davanti al SUO pubblico. Certo, è solo questione di sensibilità, ma per averla bisogna avere un cuore grande, e questa è la qualità più bella di Claudio. Nadia |
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